El-Sayed vince in Michigan e rafforza la svolta a sinistra dei democratici
La vittoria di Abdul El-Sayed in Michigan rafforza l’ala progressista democratica e apre il confronto sulla direzione politica del partito.
La vittoria di Abdul El-Sayed in Michigan rafforza l’ala progressista democratica e apre il confronto sulla direzione politica del partito.
Il seggio in Michigan era di importanza vitale. Non solo per il numero dei senatori al Congresso, ma anche in vista del futuro. El-Sayed rappresenta il nuovo corso dei democratici: figlio di immigrati egiziani, musulmano, aspramente critico nei confronti di Israele e delle istituzioni di Washington, si definisce antimonopolista e sposa le idee di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez.
Un identikit che lo rende bersaglio della destra trumpiana Il Michigan storicamente vota democratico, ma da quando è arrivato Donald Trump per due volte ha scelto i repubblicani (2016 e 2024). Entrando di fatto nella lista degli Stati da attenzionare a ogni elezione. Dal Texas al Michigan e al Kansas: i nuovi dem terrorizzano Trump Radicalità e scontri Le critiche però arrivano anche dal suo stesso partito.
Non è bastato l’endorsement di un leader come Barack Obama, che si è presentato a un comizio di El-Sayed a Detroit per spingerlo alla vittoria. La preoccupazione in casa Dem è che possa fare da apripista a posizioni più radicali, condizionando la linea politica in vista delle elezioni presidenziali del 2028. La sintesi di Ocasio-Cortez alla vigilia del midterm spiega bene il peso di questo voto: «Se in uno Stato come questo vince uno come Abdul, vuol dire che possiamo vincere ovunque».
[Missing Caption][Missing Credit] Non tuttii i Dem la pensano così. L’emblema di questo malessere è stato lo scontro tra El-Sayed e l’ex candidata alle primarie democratiche. A pochi giorni dal voto, Haley Stevens ha deciso improvvisamente di appoggiare il candidato ufficiale dei repubblicani, Mike Rogers, scaricando senza mezze misure il suo collega di partito.
Alla base della decisione c’erano mesi di incomprensioni, culminate nello scontro di domenica. Stevens, grande sostenitrice di Israele, aveva chiesto a El-Sayed di condannare uno spot finanziato da alcuni suoi sostenitori in cui si affermava che lo Stato ebraico fosse la causa dell’inflazione in America. A sua volta El-Sayed aveva liquidato la questione accusandola di voler riaprire una campagna elettorale che l’aveva già vista sconfitta ad agosto.
Motivo per cui dal suo staff le hanno chiesto di non presentarsi all’evento organizzato dal partito per domenica, per mostrare l’unità dei suoi membri a due giorni dal voto. Midterm, in Michigan è duello Obama-Trump. E crescono i timori per il voto postale Stevens ha colto la palla al balzo e ha deciso di attraversare la barricata per passare nell’altro campo: «Abdul ha spiegato che non sono più la benvenuta nella sua campagna e che dovrei starmene alla larga.
Ha ragione. Ecco perché sto appoggiando Rogers per il Senato degli Stati Uniti», ha sentenziato in un video pubblicato sui social. Tutti hanno puntato il dito contro Stevens, considerandola una traditrice.
Alcuni membri dello staff della parlamentare hanno rassegnato le dimissioni. Dentro al partito c’è chi la vorrebbe espellere subito, chi dopo il Midterm, chi ancora invece vorrebbe aspettare la fine del suo mandato fissata al 3 gennaio 2027. Di certo nessuno pensa che per lei ci sarà un futuro nel Partito democratico.
Visto anche che gli elettori del suo Stato hanno preferito un profilo molto più spostato a sinistra di lei. Il Michigan dopo New York: il “socialista” El-Sayed vince e scuote i democratici
J.Seguin--PS