Micaela Ramazzotti, 'la mia gioia è il pubblico femminile'
Ho cominciato a scrivere il mio prossimo film da regista
(di Francesco Gallo) "La maggior parte delle persone che mi seguono sono donne: due settimane fa erano ben il 93%. Vengono a vedere un mio film e a fine proiezione mi abbracciano e dicono: 'Grazie, ce fai sempre piagne!'. Io rispondo: 'Spero di riuscire anche a farvi ridere'. Però il gradimento del pubblico femminile resta una delle più grandi soddisfazioni della mia vita". Così Micaela Ramazzotti al Filming Sardegna Festival, in una masterclass che replicherà stasera nel secondo appuntamento di 'Filming Italy: il cinema incontra l'arte' che si terrà all'Ara Pacis con interventi anche di Franco Nero, di Adewale Akinnuoye-Agbaje, interprete della serie tv Euphoria e, infine, di Jeremy Piven, visto di recente in American Night. Ma dalla Ramazzotti anche la notizia del suo ritorno dietro la macchina da presa dopo il successo del suo primo film da regista, 'Felicità', premiato a Venezia nella sezione Orizzonti. Si tratta ancora di un lavoro al femminile prodotto da Federica Luna Vincenti. "Sono in una fase creativa di pieno fervore - dice la Ramazzotti -. Mi piace molto questa fase del lavoro perché inizio a vedere come sarà il film". Riguardo a 'Felicità' ricorda: "Avevo paura di dimenticare le battute del mio personaggio, che poi avevo scritto io. Ero talmente presa dal film come autrice, sceneggiatrice e regista, che pensavo che Desirée avrebbe camminato per conto suo, invece c'erano comunque delle battute da memorizzare. Pensavo, spero di ricordarmi tutto, perché gli altri attori sono bravissimi e non voglio rovinare le loro performance. Alla fine non ho dimenticato niente, però ero molto attratta dalla loro bravura, soprattutto nelle scene di gruppo, quelle che preferisco dove ci sono tanti personaggi che litigano e discutono". E ancora sul suo rapporto con la paura: "Sono abituata alla paura di cui sono stata vittima tutta la vita. Ad esempio la paura di dire le cose. Ho sempre avuto paura a parlare e quando dovevo prendere il microfono e dire qualcosa, mi pietrificavo. È stato veramente un incubo. Allora pensavo: cosa posso dire per sembrare intelligente?". A salvare la Ramazzotti, la recitazione: "È stata la mia scuola di vita perché è disciplina, puntualità e studio, è riuscire ad entrare in sintonia con un gruppo di persone con cui devi trascorrere settimane e immergersi tutti nello stesso microcosmo per raccontare la stessa cosa. È stato il primo passo verso l'indipendenza, che è una cosa che va insegnata subito ai ragazzi. Con caparbietà sono andata avanti. La libertà l'ho sempre cercata, anche quando non giravo film e facevo solo la cameriera e avevo vent'anni". Qual è l'obiettivo di Micaela Ramazzotti? "Parlare alle donne e far capire loro che ci sono anche quelle che sembrano fragilissime, ma che invece riescono a salvare persone e situazioni. È sempre una questione di pregiudizio. Amo poi raccontare le donne chiacchierate e giudicate, che però sono quelle che riescono a comunicare, ad amare e a farsi amare".
M.Marie--PS